L'isola che non c'era

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Punto e Virgola
L'uomo dei tuoi sogni
(di Andrea Podestà)

Strano destino quello del punto e virgola. Sì, intendiamo proprio il segno di interpunzione. Né punto, né virgola. Appunto. Destinato a cadere nell’oblio della lingua neo-standard. O punto. O virgola. Che poi, sarebbe come dire: o bianco o nero. O Bartali o Coppi. O Beatles o Rolling Stones. 
Strano destino quella della canzone d’autore. Né poesia, né puro intrattenimento. “compressa” tra la modaiola pagina di un’antologia scolastica (ma senza musica) oppure “rinchiusa” in qualche elitario club. 
E strano - ma forse sarebbe meglio dire: curioso - è questo progetto dei Punto e Virgola (Gabriele Graziani e Alessandro Maltoni) dal titolo L’uomo dei tuoi sogni. Un lavoro che nasce dal grande amore per la poesia e per la canzone d’autore. Un progetto che nasce dopo la lettura del poeta ravennate Eugenio Baroncelli (coautore di tre brani).

Graziani si prende una pausa come paroliere e cantante degli Equ per dare libero sfogo al suo amore per la letteratura e per i calambour (d’altronde nell’ultimo lavoro della band di Santa Sofia aveva collaborato anche Alessandro Bergonzoni). E così ci imbattiamo in numerosissime citazioni letterarie. Anzi, se L’uomo dei tuoi sogni non segue più l’andamento da concept dei dischi Equ (Liquido e Un altro me) nel senso di album che racconta una storia, di fatto alla fine è pur sempre un concept nel senso di album che si basa su un tema: l’importanza della poesia – e più in generale della letteratura – nei giorni d’oggi. Geniale la trovata di far così commentare, niente meno che da Bruno Pizzul, una fantomatica partita a calcio tra la squadra dei poeti italiani e quella dei poeti internazionali. Avente presente l’esilarante sketch dei Monty Python della partita di calcio tra filosofi (se non l’avete mai vista, cercatela immediatamente sul Tubo)? Qualcosa di simile accade qui grazie alle parole fatte “recitare” a Pizzul. Così, se l’Italia schiera una difesa ermetica composta da Ungaretti, Montale e Quasimodo, il resto del mondo risponde con un centrocampo francese davvero mirabolante: Mallarmé, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Prevert Nel secondo tempo Garcia Lorca informa l’arbitro che sono le cinque della sera, mentre un incredulo Quasimodo urla: è subito sera? Commovente, poi, il finale in cui tutti rimpiangono il primo tempo (dove pure non era successo nulla): come dire che la poesia in qualche modo trae linfa vitale da una sorta di sehnsucht esistenziale.
Come si sentisse un poco meno “ingabbiato” dagli schemi – per restare alla metafora calcistica – Graziani sembra inoltre ancor più che nei dischi Equ concedersi calembour e giochi di parole. E se è vero che a tratti rischia di cadere in una sorta di eccessivo barocchismo (Non so se mi piago), il più delle volte centra il bersaglio (si ascolti L’ultima cena: “Sono figlio illegittimo/ falegname mancato/ Giovanni mi ha preso alla lettera/ Tommaso il costato/ Giuda per il culo/ mi ha portato da Ponzio Pilato”).

Ma Graziani è solo il Punto. A condire di suoni il tutto occorre la Virgola: cioè la chitarra di Alessandro Maltoni. Un suono, il suo, asciuttissimo; tanto che per certi aspetti L’uomo dei tuoi sogni può essere considerato un album “quasi” acustico. Unica eccezione la splendida Mia comunque dove entrano in scena – guarda caso – Michele Barbagli e Alessandro Fabbri (ma non preoccupatevi, nel disco c’è ancheVanni Crociani autore del liscio Labbra blu). Maltoni varia da suoni bossa nova a inserti più jazzisti (senza dimenticare il ritmo funkeggiante alla Debbie Brothers de L’ultima cena).  Il modello, però, resta essenzialmente la grande tradizione della canzone d’autore e del teatro-canzone: Jannacci, Gaber e Luporini. Insomma, se Graziani sembra dar libero sfogo alla sua esuberanza linguistica, ci pensa Molteni a stemperare e ad armonizzare il tutto.
D’altronde – non per nulla – sono i Punto e Virgola. Né tutto bianco. Né tutto nero. Né sola poesia. Né sola musica. 11 ottime tracce di canzone d’autore
Punto e a capo.

Indiependent reviews

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Punto e Virgola - L’uomo dei tuoi sogni
 
 
 
 

Immaginate la celeberrima “Germania - Grecia” dei Monty Python giocata fra i grandi nomi della letteratura e della poesia con “in maglia azzurra e pantaloncini bianchi la nazionale italiana e in maglia bianca e pantaloncini azzurri il resto del mondo”, ma, non solo, immaginate che a fare la cronaca di questa partita sia lui, LA voce del calcio in Italia: Bruno Pizzul.

No, non sono ubriaca, è come si presenta “L’uomo dei tuoi sogni” di Punto e Virgola (Gabriele Graziani e Alessandro Maltoni). Che detta così sembra una cosa assurda, e in effetti al primo play lascia, senza dubbio, sorpresi. Dalla sorpresa si passa però immediatamente all’interesse e dall’interesse al piacere. Perché è un disco bello, un disco che piace. Da subito.

Nelle undici tracce del loro primo disco si passa dal calcio al surrealismo e dall’iperrealismo all’onirico all’insegna di uno stile personalissimo.

Pezzi belli, pieni di poesia, intermezzati dalla voce di Pizzul che sembra un tramite tra il superuranico mondo della poesia e il fenomenico mondo del calcio. Un continuo dualismo di heideggeriana memoria, ma anche assonanze e giochi di parole. Un disco che è una montagna russa, capace di portare su in alto con delle divertite metafore come “3,14” dove una storia finita è vista come un’espressione matematica: “Andiamo a capo tanto poi si semplifica / andiamo a capo tanto poi c’è la maiuscola” e giù in basso, con la brutalità, ad esempio, di “1915” bellissimo inno contro la guerra: “Correva l’anno e correvo anch’io / dei miei vent’anni decido io / non voglio finire su qualche fronte / non ho nemici dall’altra parte”. Testi curati in ogni particolare e musica mai invadente e, anch’essa, sempre misurata in modo da fare da cornice a tutte queste storie.

La partita si chiude in un nulla di fatto, mentre il disco si chiude con una certezza: Punto e Virgola, sono un duo che è una bomba.

 

Flavia Dell'Ertole

Musica e disincanti

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Punto e Virgola cantano "L'uomo dei tuoi sogni"

di Martin Cervelli

Gabriele Graziani, già voce del gruppo Equ, e Alessandro Maltoni, chitarrista con vent'anni di esperienza sui palchi italiani, sono Punto e Virgola. Un "segno di interpunzione" musicale che in questi giorni presenta l'opera prima "L'uomo dei tuoi sogni", un concept album che contiene undici canzoni dai testi raffinati e colti, ricchi di metafore, che mescolano ironia, poesia surrealista e atmosfere oniriche. Il tutto è legato da un linguaggio musicale che attinge a stili e influenze diverse e se da una parte richiama certe composizioni di Daniele Silvestri, dall'altra paga un debito verso atmosfere che rimandano a Gaber e Jannacci. A unire i brani del disco è una ipotetica partita di calcio tra la nazionale dei poeti italiani e quella del resto del mondo commentata da Bruno Pizzul, la più famosa voce del giornalismo sportivo italiano. La telecronaca ha un ruolo di primaria importanza nel disco. Ha la funzione di aprire e concludere l'album, di introdurre le canzoni e nello stesso tempo costringe l'ascoltatore a mantenere alta l'attenzione sulla musica che può essere interrotta in ogni momento da Pizzul che chiede la linea per descrivere una occasione da rete o una sostituzione. La partita si conclude con un nulla di fatto ma a vincere è il duo Punto e Virgola che realizza un disco piacevole che sorprende sin dal primo ascolto.
Il racconto di questa surreale radiocronaca è scritto in collaborazione con il drammaturgo Federico Bellinimentre i testi di tre canzoni sono firmati da Eugenio Baroncelli, scrittore e poeta ravennate. Gli arrangiamenti musicali sono arricchiti dai contributi di Pier Foschi, Fabio Petretti, Roberto Villa, Roberto Leoncini, Giuseppe Zanca, Vanni Crociani, Miguel e Alessandro "Fabar" Fabbri degli Equ.
Con Gabriele Graziani abbiamo parlato in anteprima del disco e dell'incontro con Bruno Pizzul.   
Gabriele, prima di tutto spiegaci come siete riusciti a coinvolgere il grande Bruno Pizzul in questo vostro progetto discografico… «Quando abbiamo scritto il disco, abbiamo trovato un filo logico invisibile capace di sorprenderci ma non di sorprendere, ci voleva una voce narrante, per collegare il tutto, anzi, la voce, e per quanto mi riguarda la voce in questione doveva essere assolutamente visibile ad occhio nudo; Pizzul fa parte del nostro dna, della nostra storia, anche per chi non ama il gioco del calcio, Pizzul è per eccellenza la nostra voce nostalgica. È stato stupendo parlare con lui, registrare da lui la sua voce tra il salotto e la cucina, dentro la sua quotidianità, tra una telefona alla figlia e un dialogo con la moglie "tutto molto bello". Eravamo a Milano ma potevamo essere ovunque, in un luogo senza età. Con lui il filo è diventato visibile e il disco è diventato romanzo». Pizzul nel disco fa la radiocronaca di una immaginaria partita tra la nazionale dei poeti italiani e quella del resto del mondo. Chi ha avuto l'idea e quale senso ha all'interno del disco? «La praticità della partita è il senso della poesia. Per quello che non viviamo ancorati tra il possibile e l'astratto; mi piace mescolare il tutto, due modi e due mondi apparentemente lontani che si uniscono dentro un'ipotetica partita senza tempo, anche se, il tempo paradossalmente passa ed è ben visibile». Come è nato il duo Punto e Virgola e perché questo nome? «Il duo è nato da un'amicizia che dura da tanti anni. Siamo due surrealisti che tentano di portare un'ancora da qualche parte... oppure un ancora? Boh, dipendiamo dall'accento. Il nome del gruppo nasce invece dalla salvaguardia della specie. Purtroppo non siamo più abituati alla sospensione lunga e non assoluta; io adoro le sfumature e il punto e la virgola fanno parte di una punteggiatura in via di estinzione». Quando vi siete conosciuti e come sono nate le canzoni? «Musicalmente parlando ci conosciamo da un paio d'anni. Nella conoscenza musicale abbiamo cominciato con l'idea di sostenere le canzoni da lato B, in particolar modo quelle di Gaber; il nostro assetto live è molto semplice, una chitarra e due voci. Le canzoni nascono di conseguenza, una voglia di stupire prima di tutto noi stessi con la speranza poi di stupire l'ipotetico pubblico». Come vi siete divisi i compiti? «I compiti sono divisi equamente. Parte un giro di chitarra di Alessandro e un testo già preparato in anticipo, il tutto viene modificato lungo il giro melodico…». Usate testi divertenti e surreali ma in cui si coglie sempre un fondo di amarezza e di disillusione. I protagonisti raggiungono i traguardi sognati ma questi poi non appagano le aspettative. È così o sbaglio? «Non sbagli, nel senso che dentro una canzone teoricamente ci può stare tutto; l'ironia, la parte surreale e il senso pratico, quando poi si raggiunge la tanto sospirata felicità è giusto cambiare cd. La felicità è nel passaggio, nella sospensione e nel respiro, il tentativo è quello di soffiare cambiando traccia; spostare il tentativo, questa è la regola da inseguire». Con "1915" raccontate la storia di un ragazzo ventenne disertore che viene arrestato. E quest'anno cade il centenario dell'entrata in guerra dell’Italia. Una coincidenza o la vostra idea per ricordare l’evento? «Considerando che le coincidenze non esistono il racconto è vero, almeno così mi hanno detto. È la storia del mio trisavolo disertore che per una serie di avvenimenti scappa e si ritrova arrestato durante il conflitto, nel tragitto per andare in prigione incontrerà un battesimo di una bambina, e quella bambina diventerà la sua sposa dopo vent'anni. Il potere della sintesi di una canzone fa il resto. Il tutto è realmente accaduto, il passaggio e il paesaggio temporale è durato vent'anni; la ritengo la canzone più surreale del disco proprio perché vera!». Perché la scelta di utilizzare come immagine di copertina la foto del poeta ravennate Eugenio Baroncelli? «Baroncelli oltre ad essere un amico è il più grande scrittore vivente italiano. È un misto tra Dalì, Paolo Conte e Mattia Moreni, è indubbiamente l'uomo dei nostri sogni». Baroncelli è anche autore del testo di tre canzoni. Avete adattato scritti già esistenti o avete bussato alla sua porta? «I testi suoi sono stati modificati e riportati alla forma musicale, anche se, fanno rima e hanno già un ritmo». Il disco è entrato anche a far parte dei candidati all’Opera Prima del Premio Tenco. Poteva andare meglio o va bene così? «Benissimo così considerando che il disco non è ancora uscito, più surreale di così! Giustamente diventa surreale anche la promozione». Gaber, Jannacci e chi altri ha influenzato la vostra musica? «L'ispirazione non si fida e prende spunto da qualsiasi cosa, un manifesto, una voce, un autore». Nelle ultime pagine del libretto riportate un pensiero di Fernando Pessoa: «La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta». Per voi musicisti la vita non basta o la musica non basta alla vita? «Quando il musicista s'inventa un silenzio consapevole, allora diventa consapevole del senso». Gabriele, come andrà avanti l'esperienza con gli Equ dopo questo disco? «Sempre meglio!».

Titolo: L'uomo dei tuoi sogni
Gruppo: Punto e Virgola
Etichetta: autoproduzione